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L’allattamento al seno è strettamente associato alla salute della mamma e del bambino. Infatti soprattutto da questo dipende l’esclusività dell’allattamento (dal fatto quindi che non vengano aggiunti altri alimenti nella dieta del bambino) e dalla sua durata.
Più esclusivo e prolungato è l’allattamento, maggiore è l’investimento in termini di salute per il bambino e per la sua mamma. Su queste premesse si basano le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di allattare esclusivamente al seno per tutti i primi 6 mesi di vita del bambino e di continuare anche dopo l’inizio dello svezzamento.
Nonostante questo numerose sono state le controindicazioni all’allattamento al seno di volta in volta raccomandate in passato, molte delle quali associate a malattie e all’uso di farmaci. L’assunzione di un farmaco da parte della donna che allatta dovrebbe essere giudicato incompatibile solo quando esistono motivi fondati per farlo.
Eppure la valutazione della sicurezza di impiego di un farmaco durante l’allattamento è diversa a seconda delle agenzie internazionali (come l’OMS o l’UNICEF) o delle società scientifiche che si occupano di salute. Questi consigli sono spesso discordanti perché dipendono da analisi e valutazioni differenti dei pur scarsi dati disponibili sulla farmacocinetica della lattazione e sugli effetti collaterali a carico del lattante riportati in letteratura, con la tendenza a sopravalutare il rischio associato alla presenza di un farmaco nel latte materno.

È curioso come, secondo i foglietti illustrativi (“bugiardini”) presenti nelle confezioni dei prodotti farmaceutici, circa l’80% degli oltre 11 mila farmaci disponibili sul mercato italiano risulti controindicato in corso di allattamento, mentre solo per il 2% dei farmaci emerge un chiaro giudizio di sicurezza. Di conseguenza questi dati condizionano le decisioni degli operatori sanitari e gli stessi utenti

Sempre secondo i dati della letteratura scientifica, evidenziati da una ricerca epidemiologica olandese (Schirm E, Schwagermann MP, et al. Drug use during breastfeeding. A survey from the Netherlands. Eur J Clin Nutr 2004; 58: 386 90), circa il 66% delle donne che allattano al seno ha la necessità di assumere farmaci, spesso con il dubbio che la cura sia incompatibile con la salute del bambino, e il risultato di trovarsi di fronte ad un dilemma: rinunciare fin dall’inizio ad allattare o decidere lungo la strada di interrompere l’allattamento.
In altre parole, si ha un conflitto fra l’allattamento al seno e l’uso di farmaci da parte della donna che allatta per paura di provocare danni alla salute del bambino. È quasi sempre possibile per il medico identificare un farmaco sicuro per la donna che allatta al seno e ha bisogno di cure.
La maggior parte dei farmaci passa nel latte materno solo in minime quantità e raramente provoca danni nel bambino. Nella maggior parte dei casi sospendere l’allattamento al seno potrebbe causare più danni al bambino di quanti non possa provocarne il farmaco eventualmente assunto attraverso il latte.

Oltre ad essere pienamente consapevole sull’assunzione di qualunque farmaco, alla madre che allatta vanno dati anche consigli utili a ridurre gli eventuali effetti collaterali nel bambino: è preferibile assumere il farmaco immediatamente dopo la poppata, evitando così al lattante di subirne il picco di concentrazione nel sangue. Quando si prescrivono dei farmaci psicotropi, ovvero quelle sostanze in grado di stabilizzare o migliorare l’umore, la condizione mentale e/o il comportamento, la mamma va sempre informata sui sintomi da monitorare nel bambino:

  • L’alterazione del ritmo sonno-veglia
  • L’insorgenza di sonnolenza
  • Le difficoltà alimentari.

Qualora presenti nel latte materno, oltre agli effetti a breve termine, sopra descritti, i farmaci psicotropi possono mostrare pure effetti a lungo termine sul sistema nervoso centrale del lattante, che tuttavia non sembrano sminuire i vantaggi e i benefici del latte materno sullo sviluppo intellettivo del bambino.
In conclusione, dal momento che la decisione sulla sicurezza di impiego o meno di un farmaco durante l’allattamento deve tutelare la salute sia della madre sia del bambino, i dati a disposizione – nonostante la letteratura specifica sull’argomento sia piuttosto scarsa – permettono di giungere alla considerazione che il più delle volte l’allattamento al seno è compatibile con l’esigenza materna di curarsi.
Per questo motivo vi segnaliamo il sito AIFA dedicato ai farmaci in gravi-danza e allattamento disponibile al seguente link:
http://www.farmaciegravidanza.gov.it/

Silver Cap

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Descrizione

Silver Cap

Silver Cap è un dispositivo medico in trilaminato d’argento puro, destinato a proteggere i capezzoli della donna durante il periodo dell’allattamento come coadiuvante nel trattamento delle ragadi o per evitarne l’insorgenza.

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